Volatilità storica e volatilità implicita di Bernie Schaeffer - 09/07/2009
Ci si può riferire alla volatilità in tanti modi, partendo dall'ampiezza temporale: la volatilità storica a dieci mesi del mercato è a livelli record (49%), ma la volatilità degli ultimi dieci giorni è scivolata di recente al 22%, vale a dire il livello più basso da metà 2008. Per cui si può dire che il mercato è volatile? Sì, se si considerano gli ultimi dieci mesi; ma la volatilità di breve periodo è solo lievemente superiore a quella che ha caratterizzato il bull market di buona parte del 2007. E nelle ultime settimane la volatilità a livello intraday quasi non è esistita. Il VIX invece fa riferimento alla volatilità implicita nelle opzioni sull'indice di mercato. Solitamente viene raffrontata alla volatilità storica del mercato, a 10 o più spesso a 20 giorni. Si è tentati, visto il più che dimezzamento del VIX dai massimi di inizio anno, ad affermare che non c'è paura sul mercato; ma se si raffrontano le due misure citate della volatilità la conclusione è ben differente: il VIX è tutt'altro che basso, a fronte di questo contesto di mercato.
Fra le due misure della volatilità c'è sempre un collegamento: se gli operatori del mercato delle opzioni sono fiduciosi nel fatto che il rischio sta calando e vendono premi, ciò non solo deprimerà il VIX ma inciderà anche sulla volatilità di mercato attraverso le operazioni di arbitraggio. Per cui alla fine c'è una componente implicita nel VIX che impedisce di considerarlo esclusivamente alla stregua di un barometro del pessimismo, e ciò è stato complicato negli ultimi anni dal crescere dell'attività sulle opzioni. Si ritiene comunemente che contesti di bassa volatilità siano ideali per vendere opzioni intascando il premio, mentre i compratori di opzioni prosperano in contesti di volatilità crescente. Ma l'elemento centrale risiede nella componente direzionale del prezzo dell'opzione. Bassa volatilità e elevata direzionalità comprometteranno strategie come la vendita di call coperte dalla detenzione del titolo, in termini relativi se il mercato salirà e in termini assoluti se il mercato scende. Elevata volatilità a fronte di scarsa direzionalità massacreranno il compratore di opzioni, i quali comprano volatilità, ma sono ancorati nella loro scommessa alla direzione del mercato. Bisogna ricordare sempre che i principali modelli di prezzamento delle opzioni sono basati sulla volatilità, e operano sulla base della Teoria del mercato efficiente.
Un ultimo aspetto da considerare è la stagionalità che interessa la volatilità della borsa. Secondo un recente studio di Larry McMillan, negli ultimi venti anni si osservano molte tendenze stagionali. All'inizio dell'anno si rileva un piccolo massimo, seguito a marzo da un massimo più consistente. La volatilità cala in primavera e in parte dell'estate, con un minimo che tende a registrarsi nei pressi del primo del mese di luglio. Da allora essa sale fino ad agosto, e accellera fra settembre e ottobre. Dopo un massimo ad ottobre, la volatilità diventa straordinariamente docile per il resto dell'anno, e per Natale ritorna sui livelli di inizio luglio. Il 2008 ha seguito questo schema molto da vicino, e anche quest'anno non sta deludendo sotto questo profilo. Per cui: c'è da aspettarsi a questo punto che la volatilità torni a salire? E' probabile, ma suggerisco di tenere conto della persistente compressione della volatilità storica, il che potrebbe portare il VIX a calare alla lunga verso livelli sorprendentemente bassi, anche inferiori ai 20 punti, prima di raggiungere un minimo definitivo.
Vuoi
essere informato sull'uscita di nuovi commenti su smartTrading? Clicca
qui: riceverai tutti i giorni, gratuitamente, l'analisi tecnica dell'indice
Mibtel e il sommario delle analisi postate su sT.