Volatilità sui massimi, mercato sui minimi... di Gaetano Evangelista - 08/09/2009
...e viceversa. E' sorprendente come alle volte il mercato fornisca chiari livelli di ingresso e di uscita - e stiamo parlando di tendenze di lungo periodo: plurimensili, se non proprio pluriennali - sotto gli occhi di tutti; ma l'investitore risulta talvolta "distratto" dal rumore che proviene dall'esterno del mercato, e perda lucide opportunità di lungo periodo. Fra i diversi motivi che facevano essere bullish in primavera - qui su smartTrading, e soprattutto sul Rapporto Giornaliero, pubblicato da AGE Italia (che sponsorizza questo sito) - c'era una impennata della volatilità su livelli storicamente elevati. Qui per volatilità si intende un concetto semplice semplice: la differenza fra il livello più alto e il livello più basso degli ultimi tre trimestri, in guisa percentuale, e limitatamente alla chiusura trimestrale. Per fare un esempio, in questi primi tre trimestri del 2009 la chiusura più elevata è stata quella corrente, mentre la chiusura più bassa è stata quella del primo quarto. Se si calcola la differenza fra questi due valori, e si rapporta questo dato alla media degli ultimi tre trimestri, si ottiene una volatilità del 35%. Piuttosto elevata, invero, ma il punto è un altro.
La volatilità così definita oscilla fra minimi e massimi ben precisi. Bisogna stabilire degli estremi: storicamente, possiamo dire che la volatilità è elevata quando si spinge oltre il 40%, ed è bassa quando scende sotto il 3%. Vediamo cosa è successo alla borsa italiana negli ultimi due lustri sotto questo profilo. In soli due casi la volatilità del mercato è stata elevata, cioé superiore al 40%: nel trimestre finito a settembre 2002, e alla fine del primo trimestre di quest'anno. Nel primo caso dieci giorni dopo è terminato un massacrante bear market, dal quale è partito un rialzo di quasi cinque anni. Nel secondo caso, evidentemente, si sono poste le condizioni per un rialzo che da punta a punta ha superato l'85%. E' confermato dunque che elevata volatilità tende a coincidere con un mercato sui minimi... Il fenomeno è speculare: in soli due casi nell'ultimo decennio la volatilità di piazza Affari è scesa sotto la soglia cruciale del 3%: a fine settembre 2000 e a metà 2007. In entrambi i casi è iniziato un bear market devastante e duraturo. Quando ci si trova davanti a segnali di questo tipo, occorre fare come Ulisse: tapparsi le orecchie, chiudere gli occhi, e procedere nella navigazione senza ascoltare il "rumore" esogeno al mercato. Chi si lascia trasportare da elementi che con il gioco della domanda e dell'offerta hanno poco a che fare, è condannato ad inseguire...
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