Ripresa o recessione? Non fa differenza... di Charlie Minter - 08/01/2010
Bombardati quotidianamente da un flusso di notizie di primaria, secondaria, e talvolta anche “terziaria” importanza, enfatizzate dai media finanziari, gli investitori devono ricordare che ciò che veramente conta indica che l’economia è ancora in difficoltà. Soffermiamoci sui dati che rivelano il reale stato del ciclo economico; vale a dire, l’occupazione, la spesa per consumi, le vendite di nuove case, gli ordini “core” di beni durevoli e la produzione. 1) dal punto più alto, le buste paga sono calate complessivamente del 5.2%. Si tratta di 7.2 milioni di posti di lavoro. Forse il rapporto di oggi mostrerà la prima variazione positiva dopo due anni, ma si tratterà di una frazione dei posti di lavoro persi. E non bisogna dimenticare che lo stesso Bureau of Labor Statistics ha indicato che la prossima revisione periodica dei dati ridurrà significativamente le statistiche fino ad ora rilasciate. E che occorrono mensilmente dai 100 ai 150 mila posti di lavoro soltanto per mantenere il passo con la crescita della popolazione. 2) Sui minimi gli acquisti al dettaglio risultavano in calo del 12.4% dal massimo, e da allora hanno recuperato il 5.1%. A tutt’oggi questo dato dista l’8.4% dai massimi, nonostante i tassi zero, gli incentivi statali e i crediti d’imposta. 3) la vendita di case di nuova costruzione è crollata del 75.4% da massimo a minimo ed è rimbalzata di recente di appena il 2.6% malgrado i tassi sui mutui ai minimi storici, il credito d’imposta sulla prima casa e gli acquisti di titoli collegati ai mutui da parte del governo. 4) gli ordini di beni durevoli sono calati del 27.3%, e nonostante il recente rimbalzo del 10.5% risultano del 19.6% più bassi di quelli fatti registrare in occasione del picco. 5) la produzione industriale è calata del 14.8% dal massimo, ed è salita dal minimo del 3.8%: manca un 11.5% per raggiungere il vecchio massimo.
In definitiva, anche se c’è questa ripresa tanto sbandierata da giornali e televisioni, abbiamo in tutti i casi dati più bassi di due anni fa. Tecnicamente possiamo anche parlare di ripresa e non di recessione, ma fa poca differenza. E tutto questo recupero grazie a massicci programmi di stimolo, crediti di imposta, incentivi federali, moratoria sulle procedure di pignoramento, tassi di interesse zero, riacquisto di MBS, e deficit di bilancio senza precedenti. Senza considerare che non abbiamo fatto altro che spostare debito dal settore privato al settore pubblico. Senza tutti questi stimoli, è difficile pensare che l’economia possa muoversi con le proprie gambe. Inutile dire che alla fine i debiti che rimangono in essere saranno risolti o con l’inflazione, o con il default.
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Mibtel e il sommario delle analisi postate su sT.
di Charlie Minter 23/04/2010 Gli operatori di mercato e i giornali stanno riproducendo uno scenario completamente fuorviante, secondo cui l’economia ha avviato un processo di ordinato recupero; questo mentre nel frattempo la borsa sconta dati futuri incoraggianti. Vediamo invece cosa raccontano in realtà i numeri. (segue)