Il deleveraging degli Stati Uniti (I Parte) di Charlie Minter - 29/01/2010
La scorsa settimana il settimanale Barron’s ha pubblicato la prima parte della tavola rotonda per il 2010. Molti partecipanti al panel si sono rivelati preoccupati del livello del debito, in particolare del debito pubblico. Marc Faber ha fatto riferimento ad un recente articolo a firma di Paul Krugman apparso sul New York Times, e ha evidenziato che l’instabilità monetaria è stata cagionata da un eccesso di indebitamento, che ha portato alla crisi finanziaria. Bill Gross ha sottolineato che tagliando i tassi di interesse abbiamo promosso i consumi e non la produzione. Le banche centrali hanno risposto con la liquidità ad un problema che si è sviluppato lungo l’arco di 25 anni. C’è stato un ampio dibattito sulla crescita del credito/debito, ma la cosa più sorprendente è che i partecipanti alla tavola rotonda hanno ben presente quali sono i problemi in essere, ma pur tuttavia sono bullish sulle prospettive delle borse per il 2010. L’esplosione della bolla del debito è partita nel 2000, con lo scoppio della mania tecnologica, è continuata con il boom immobiliare ed è stata consacrata dalla crisi finanziaria del 2008. A marzo 2009 ci aspettavamo un rimbalzo dopo un pesante ipervenduto, ma non certo un rialzo superiore al 70%. Resta il fatto che non è possibile ingannare l’investitore americano una seconda volta, specie dopo le bolle del 1996-2000 e del 2003-2007. Chi legge sa quanto siamo stati – e lo siamo tuttora – preoccupati per la situazione del debito negli Stati Uniti. Fino a quando i bilanci non saranno completamente ristrutturati sarà difficile che la borsa farà bene, e ci si dovrà aspettare una continuazione del bear market. Davvero non ci spieghiamo come sia possibile che i partecipanti alla tavola rotonda di Barron’s (e non solo essi, per la verità) non colgano il fatto che il debito totale è praticamente raddoppiato dal 2000 ad oggi: da 26 a 53 trilioni di dollari, ovvero il 375% del PIL. Si tratta del dato relativo più elevato dai tempi della Grande Depressione, prima della quale si raggiunse un picco del 260% del PIL. E da notare che l’attuale livello del debito non comprende le obbligazioni pensionistiche, che lo farebbero ulteriormente lievitare. Il rapporto fra debito e PIL ha incominciato a salire a partire dagli anni ’60 con la guerra in Vietnam, la corsa alla conquista dello Spazio e la continuazione della guerra fredda. All’epoca occorrevano 1.53 dollari di debito per generare 1 dollari di PIL. Durante gli anni ’70 il rapporto salì ad 1.68 ad uno, mentre negli anni ’80 sono occorsi 2.93 dollari di debito per produrre sempre 1 dollaro di ricchezza. Negli anni ’90 siamo saliti a 3.21, mentre nel decennio appena concluso il rapporto è schizzato ad oltre 6 dollari. Chiaramente, si tratta di un ritmo insostenibile…
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