Il deleveraging degli Stati Uniti (II Parte) di Charlie Minter - 03/02/2010
Per quanto elevato sia il rapporto fra debito e PIL degli Stati Uniti, non è così estremo come quello di alcuni paesi, stando ad un recente rapporto di McKinsey. Nel Regno Unito siamo al 470%, in Giappone al 460%, in Spagna e Corea al 340%, in Svizzera al 315%, in Francia e Italia al 300%, in Germania al 275% e in Canada al 245%. I paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) hanno un rapporto fra debito e PIL inferiore al 160%. Secondo McKinsey il deleveraging non sarà indolore e richiederà diversi anni. Qualcuno potrebbe pensare che poiché Canada e BRIC non sono molto indebitate, relativamente parlando, potrebbero crescere abbastanza da trainare il resto dell’economia mondiale. Bisogna però ricordare che il rapporto in questione è un po’ datato (risale al 2008): da quando è stato pubblicato, la Cina ha varato un pacchetto di stimolo pari in termini relativi al triplo di quello americano; in altre parole, è come se a fronte del piano di stimolo da 787 miliardi di dollari, in Cina fosse stato varato un piano da 2000 miliardi. Per cui può essere che ora il debito lì sia anche più consistente di quello degli Stati Uniti. Il deleveraging è al centro dell’attenzione delle banche centrali, ancor più della risoluzione della crisi finanziaria, del rallentamento degli utili aziendali e degli incentivi alla ripresa economica. Nel passato quando il debito di una nazione raggiungeva livelli insostenibili si svalutava la divisa per incentivare le esportazioni, e non sempre peraltro questo artificio funzionava. Ma quando tutti i paesi fanno lo stesso, la strategia diventa impraticabile. A quel punto si passa ad una strategia competitiva che va a danno dei partner commerciali, con conseguenti tensioni internazionali. Di fatto, siamo ancora nella scia della crisi incominciata nel 2008. E’ da decenni che stiamo destinati a cadere in questa condizione, ma solo ora iniziamo a comprendere le conseguenze di una escalation pluriennale del debito. Prima che tutto sia finito il debito del settore privato calerà sostanzialmente, mentre quello del settore pubblico crescerà ulteriormente. E poiché tutti si trovano nelle medesime condizioni, l’aumento del protezionismo sarà inevitabile. Il rapporto gigantesco fra debito e PIL ci condizionerà per diversi anni. Già ora si assiste ad un marginale calo, con imprese e famiglie che riducono il ricorso al credito, mentre il deficit dei governi si espande. Per avere un’idea dei tempi, basti pensare che il Giappone è in deleveraging da vent’anni e non ha ancora risolto i suoi problemi…
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