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La ripresa economica ha raggiunto il massimo impeto
di Charlie Minter - 19/02/2010

A partire da questo momento, il contributo governativo alla ripresa economica dovrebbe essere nullo, e diventare negativo con il passare del tempo. Ulteriori stimoli sono da escludersi, con il pubblico contrario ad una ulteriore dilatazione del deficit. Il contributo della ricostruzione delle scorte ha raggiunto un picco nel quarto trimestre, quando ha rappresentato i 2/3 della crescita del PIL, mentre i vantaggi fiscali dell’ammortamento anticipato degli impianti scadevano alla fine dell’anno scorso. Nel frattempo le retribuzioni hanno stagnato, l’occupazione non è cresciuta e il debito privato è rimasto elevatissimo.
Inoltre la Fed presto terminerà il programma di acquisto di obbligazioni “MBS”, e all’orizzonte si intravvedono nuovi pignoramenti immobiliari. Il credito rimane paralizzato sia per il calo della domanda, sia per la riluttanza delle banche a concederlo. Con il settore immobiliare e i consumi che non si trovano nella posizione di contribuire alla domanda aggregata, una volta che il contributo delle scorte e del governo verrà meno rimarrà ben poco a sospingere la crescita.
Aggiungiamo a questo quadro anche l’insolita debolezza del settore delle piccole imprese: un fenomeno pressoché trascurato da tutti. Questo è particolarmente importante, dal momento che le piccole imprese rappresentano almeno il 50% della crescita occupazionale degli ultimi decenni. L’ultimo sondaggio della NFIB (National Association of Independent Businesses) mostra una crescita di otto punto rispetto al minimo, ma rimaniamo sui livelli più bassi degli ultimi 24 anni, eccezion fatta per una manciata di rilevazioni recenti. E comunque l’ultimo dato è ancora inferiore ai minimi fatti registrare in occasione delle recessioni del 1990 e del 2000-2002.
Oltretutto le piccole imprese stanno ancora valutando la liquidazione delle scorte e ulteriori tagli alla forza lavoro; di sicuro, in maggioranza non progettano espansioni. Certo lamentano la difficoltà di accedere al credito bancario, scarso per la necessità di migliorare i rapporti patrimoniali. Ma non si può dire che ne stiano richiedendo più di tanto: il problema principale lamentato è il calo delle vendite, e non l’incapacità di ottenere un prestito.
In conclusione è probabile che la ripresa economica abbiamo raggiunto il punto di maggiore espansione. Improbabile una ripresa “a V”. E non dimentichiamo le persistenti problematiche sul debito sovrano e le manovre restrittive poste in essere dalla Cina, che sta riducendo sensibilmente gli acquisti di commodities. Il rialzo del mercato azionario dell’ultimo anno ha scontato più di quanto mostrato dall’economia, e le quotazioni ora potrebbero fronteggiare la prospettiva di un doloroso riallineamento.

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