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Il ciclo della deflazione (I Parte)
di Charlie Minter - 26/02/2010

Siamo tenaci sostenitori della teoria della deflazione sin dall’inizio del 2000, se non da prima. Il ciclo parte dal risparmio e dagli investimenti che generano una crescita sostenibile dell’economia. Ma quando subentra l’euforia le cose cambiano. E’ quanto occorso alla fine degli anni ’90, quando il boom del settore tecnologico convinse tutti che diventare milionari sarebbe stato un gioco da ragazzi. L’invidia nei confronti del collega, del vicino di casa, del conoscente era tale che massicce somme di denaro furono investite in società come Internet Capital Group, CMGI, Iomega, JDS Uniphase e molte altre; tutte società ora pressoché fallite.
Il processo di ridimensionamento è incominciato nel 2000. Ci saremmo aspettati una pesante recessione, accompagnata dalla ricostruzione dei bilanci, ma la Fed ha tagliato i tassi fino all’1% lasciandoli lì per un anno e provocando ancora una volta un sentimento di gelosia fra la popolazione nei confronti di chi aveva comprato case e ne vedeva crescere il valore. La bolla tecnologica ha portato ad una bolla immobiliare, che a sua volta ha condotto ad una nuova bolla del mercato azionario. Incredibile!
Dopo lo scoppio della bolla immobiliare, la crisi si è propagata a tutto il mondo. Avremmo scommesso che i mercati e l’economia avrebbero finalmente ritrovato un livello di equilibrio tale da consentire la ristrutturazione dei bilanci e un punto di equilibrio fra risparmio ed investimenti. Certo, capiamo benissimo che la borsa appariva in pesante ipervenduto a marzo 2009 e che un rimbalzo si doveva concretizzare. Ma è sconcertante un recupero del 70-80%. La borsa riflette evidentemente una ripresa dell’economia “a V”; ma siamo curiosi di sapere se gli investitori hanno finalmente imparato la lezione.
Siamo ora in un processo di svalutazioni competitive e ci avviamo finalmente a riparare i bilanci degli operatori economici (famiglie e imprese). Ma c’è un ostacolo. Nel passato i paesi che raggiungevano un livello eccessivo di debito facevano quanto possibile per svalutare la propria divisa allo scopo di esportare i loro problemi all’estero. Tutto ciò ora non è così agevole: la Cina per esempio ha vincolato la propria moneta al dollaro, sicché quando gli USA svalutano il principale partner commerciale ne beneficia indirettamente. Per cui alla fine si rivaleggia senza esclusione di colpi, pur di salvaguardare l’economia e i posti di lavoro: si attuano pratiche di dumping sui propri beni e servizi, si aumentano le tariffe doganali e si fa tutto il necessario per il proprio tornaconto, anche se va a discapito dei partner commerciali stranieri.

FINE PRIMA PARTE

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