Il ciclo della deflazione (II Parte) di Charlie Minter - 03/03/2010
Un recente esempio delle montanti pratiche protezionistiche riguarda l’accusa cinese nei confronti degli Stati Uniti, responsabili di aver introdotto in Cina prodotti a base di pollo attuando politiche di dumping. Dopo una minaccia iniziale, il governo di Pechino ha imposto pesanti dazi doganali su questi prodotti: il 64.5% sui prodotti della Sanderson Farms, l’80.5% su quelli della Pilgrim Pride e il 43% su quelli della Tyson Foods. Queste politiche sono diretti discendenti delle strategie usate fino ad ora per promuovere le esportazioni. Ma ora che la Cina rappresenta il 9% dell’export mondiale il discorso si fa più complesso. All’inizio di febbraio la Cina ha sollecitato un’indagine della World Trade Organization sulle tariffe europee sulle scarpe di provenienza cinese. Alcuni fanno notare che il legame del renminbi con il dollaro ha accresciuto le pressioni sugli esportatori cinesi, che ora ricorrono a queste denunce; anche nei confronti degli importatori africani e mediorientali. Le esportazioni cinesi hanno tratto enorme giovamento dal vincolo creato con il dollaro a metà 2008. Le vendite all’estero hanno ricevuto un notevole impulso quando il biglietto verde ha iniziato a calare; ora che il dollaro sta iniziando a recuperare essi potrebbero rimuovere il “peg”. Questo smentisce chi sostiene che la Cina sta ponendo in essere strategie volte a rallentare la crescita, specie se si considera lo stimolo promosso lo scorso anno (550 miliardi di dollari) e il piano governativo di sostegno ai finanziamenti bancari da 1300 miliardi di dollari. Tutto ciò comunque dimostra come sia difficile per i paesi gravati dal debito svalutare le proprie divise per spiedire all’estero i propri problemi. Immaginarsi quanto grave può essere il problema in Europa, dove i paesi collegati ad una moneta sono 22… Il problema non è confinato agli Stati Uniti, all’Asia e all’Africa. Basti vedere cosa sta succedendo in Grecia. In passato i paesi che venivano colti “con le mani nella marmellata” si limitavano a svalutare la propria divisa; ma ora che il cambio è fisso, non ci sono le stesse opzioni del passato per uscire dalla crisi. In conclusione molti paesi stanno cercando affannosamente di uscire dalle secche economiche a discapito dei propri partner commerciali. Nel passato ciò è stato fatto agendo sulla leva del cambio, ma ora si ricorrerà a pratiche che danneggeranno il libero scambio, che avranno effetti non dissimili da quelli dello Smoot Hawley Act del 1930. Tutto ciò ci convince sempre di più che il bear market iniziato nel 2000 è ancora intatto.
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Mibtel e il sommario delle analisi postate su sT.
di Charlie Minter 23/04/2010 Gli operatori di mercato e i giornali stanno riproducendo uno scenario completamente fuorviante, secondo cui l’economia ha avviato un processo di ordinato recupero; questo mentre nel frattempo la borsa sconta dati futuri incoraggianti. Vediamo invece cosa raccontano in realtà i numeri. (segue)