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Perché il bull market non può continuare all’infinito
di Charlie Minter - 05/02/2010

A nostro giudizio il rialzo partito a marzo dell’anno scorso è di natura correttiva nell’ambito del bear market iniziato nel 2000. Abbiamo attraversato una crisi creditizia, seguita da un crollo del reddito, del prezzo delle attività e un boom del debito. Studi dettagliati mostrano che le riprese economiche che seguono queste circostanze sono di breve durata e piuttosto fiacche. Malgrado gli stimoli promossi, non vediamo perché questa volta dovrebbe essere differente. Lo smantellamento del debito agirà contro la ripresa economica.
Nel Dopoguerra i principali fattori che hanno promosso la ripresa sono stati il settore immobiliare e i consumi; entrambi incoraggiati dall’allentamento del credito. Questa volta questi catalizzatori non funzioneranno: malgrado tutti gli sforzi, il credito non affluisce al sistema. I prestiti bancari sono in calo del 27% rispetto ad un anno fa mentre il credito al consumo risulta in contrazione dell’entità più consistente dal Dopoguerra ad oggi. Sebbene la base monetaria sia cresciuta negli ultimi 15 mesi, M2 risulta in calo dello 0.3% annualizzato negli ultimi tre mesi, e MZM del 4.2% nel medesimo arco di tempo. La forte crescita del PIL nel IV trimestre è perlopiù ascrivibile ad un ripristino del livello delle scorte, con le vendite al dettaglio rimaste fiacche. Nel prossimo futuro i consumatori resteranno sotto pressione, vittima della disoccupazione, del credito scarsamente accessibile, della crescita stagnante delle retribuzioni e della necessità di aumentare il risparmio per rimborsare l’enorme debito accumulato.
Peraltro, una serie di fattori finora di sostegno alla crescita smetteranno di fornire il loro apporto: i sussidi per l’acquisto dell’auto nuova, il credito d’imposta per l’acquisto della prima casa, il programma della Fed di riacquisto dei mutui ipotecari. L’impeto della crescita dovrebbe aver raggiunto il suo acme alla fine del 2009.
Inoltre, appare del tutto risolto il problema del debito sovrano, con la Grecia che sembra sempre più una versione aggiornata del fallimento di Bear Stearns. Resta da capire se Atene manterrà l’impegno di rigore finanziario, fermo restando che il debito non è eliminato: passa dal privato al pubblico.

C’è chi storce il naso di fronte al nostro atteggiamento di partire dalle problematiche finanziarie ed economiche globali, per arrivare al mercato azionario. Il fatto è però che l’intero bull market dell’ultimo anno è stato basato sulla prospettiva di una ripresa economica “a V”, e che i governi eviteranno il replicarsi delle due peggiori crisi economiche del secolo scorso. Tuttavia, gli stati possono solo contenere i contraccolpi della crisi rimpiazzando il debito privato con quello pubblico, espandendo i deficit di bilancio.
Per cui se ad un certo punto si scoprirà che il mercato ha scontato una prospettiva che non si concretizzerà, la delusione sarà estrema, e in un mercato dominato dai trend follower, ciò produrrà un severo ribasso. Il massimo di gennaio a 1150 punti di S&P fa parte di una fase di topping che presto sarà seguita da un nuovo ribasso.

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