Quantità di moneta di nuovo in espansione di Gaetano Evangelista - 10/03/2010
Come si può definire la politica monetaria negli Stati Uniti? Dal punto di vista del tasso di riferimento (Fed funds rate) è assolutamente accomodante: come non mai. Ma dal punto di vista della quantità di moneta in circolazione, non si può dire altrettanto. Dopo l'impulso fornito nella parte finale del 2008 la Federal Reserve ha progressivamente tirato i remi in barca.
Il grafico mostra nella parte superiore l'aggregato monetario "M2", che al momento rappresenta la definizione più ampia di liquidità pubblicamente disponibile negli Stati Uniti (oltre alla base monetaria, comprende i depositi bancari a vista. Non include i fondi monetari, che aggiunti ad M2 portano ad M3). Rileva osservare la variazione periodale di questo dato. Nella parte inferiore del grafico notiamo la variazione a tre mesi (arancio), a sei mesi (rosso) e a dodici mesi (marrone). Si noti la crescita esponenziale di M2 da agosto a dicembre 2008: nel momento di massima spinta l'offerta di moneta risultava in crescita del 10% annuo. Ma dal 2009 in poi la crescita della liquidità ha cominciato a contrarsi lentamente ma progressivamente. Al punto che all'inizio di quest'anno la variazione trimestrale si è fatta addirittura negativa, con la variazione semestrale nulla alla fine di gennaio. Nelle ultimissime settimane il tasso di crescita di M2 è tornato ad espandersi.
In altre parole, negli ultimi mesi la Fed ha "spento le presse". Questo è un comportamento assolutamente restrittivo, se si considera che in condizioni normali la liquidità deve crescere per tenere conto di due fattori: la crescita dell'economia e l'aumento dei prezzi al consumo. Per cui in un mondo ideale in cui si cresce del 3% annuo, con un'inflazione al 2%, una banca centrale deve aumentare la moneta del 5%. Di più, se l'economia cresce con maggior vigore, o se la velocità di circolazione della moneta si contrae (come accade negli ultimi anni). In pratica in condizioni normali la Fed dovrebbe aumentare la liquidità in circolazione del 6-7%. Un aumento più basso comprime la crescita o cagiona deflazione. Questo spiega perché il CPI nella versione core sia risultato negativo a gennaio (-0.13% la variazione mensile dei prezzi al consumo, con esclusione delle componenti energetica e alimentare), per la prima volta dal 1982: troppo poca la liquidità in circolazione.
Bernanke sa bene che i rischi della deflazione sono drammatici, da buon studioso della Grande Depressione degli anni '30, e a febbraio avrà dato evidentemente disposizioni di incrementare la liquidità. Ma siamo ancora lontani da un tasso di crescita ragionevolmente compatibile con le attuali condizioni del ciclo economico. Ciò significa che la liquidità creata nelle prossime settimane tornerà ad aumentare. Con probabili effetti benefici per gli asset, reali e soprattutto finanziari (leggasi: mercato azionario). La borsa in particolare è tornata a crescere da un mese a questa parte, proprio in coincidenza con la ripresa dell'emissione di moneta, dopo la vistosa e ingiustificata contrazione della seconda metà del 2009.
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