Cosa ha concluso la Grande Depressione? di Charlie Minter - 12/03/2010
Cosa ha posto fine alla Grande Depressione? E’ stata la guerra, la spesa pubblica, o un qualche altro meccanismo? La questione è controversa, e forse non si arriverà mai ad una risposta definitiva. Sebbene il tasso di disoccupazione migliorò sensibilmente dal 25% nel momento peggiore della Depressione all’11% di fine anni ’30, l’economia risultava ancora in difficoltà quando scoppiò la Guerra. Alcuni sostengono che il “New Deal” in fondo non fece aumentare sensibilmente la spesa mentre altri accusano il governo di aver rallentato la ripresa. Secondo noi è stata la spesa bellica ad aver posto termine alla Depressione, sebbene non fu così facile e immediato. Benché alcuni ritengano erroneamente che la guerra “fece bene” all’economia, alla fine il contributo venne dalla spesa pubblica e non dalla guerra in quanto tale. Detto in altre parole, se un paese aumenta sensibilmente la spesa pubblica, può in effetti uscire dalla recessione, specie se il livello della medesima è basso prima della guerra. Certo questo ci porta a concludere che sarebbe meglio che la spesa fosse veicolata verso beni che si conservano, e non che si distruggono. Detto questo, il problema non è così semplice. La II Guerra Mondiale ha riportato la piena occupazione, ma l’economia bellica hanno ridotto il complesso di beni e servizi acquistabili da parte della domanda generatasi con il maggior reddito prodotto dall’aumento della produzione bellica. Sicché per prevenire l’inflazione il governo fu costretto a razionare una vasta gamma di beni, e ad emettere speciali obbligazioni “belliche” per assorbire l’eccesso di risparmio. Questo generò un consistente accantonamento di risparmio, che tornò utile dopo la guerra. Per cui dopo la guerra c’erano le condizioni ideali per un ritorno alla prosperità: moltissimo risparmio, poco debito, enorme domanda potenziale e milioni di veterani che chiedevano una casa. In pratica, un’abbondanza di liquidità che impiegò diversi anni per essere assorbita. Le condizioni oggi sono sensibilmente differenti: mentre l’economia è meno depressa di quanto lo sia stata negli anni ’30, i consumatori sono pesantemente indebitati, il risparmio è basso, le case abbondano e l’estero detiene la maggior parte dei nostri titoli di Stato. Per cui si hanno non pochi dubbi circa la possibilità di uscire definitivamente dalla crisi economica e finanziaria, sebbene il non far niente sarebbe altrettanto dannoso. E’ per questo che siamo così ribassisti sul mercato azionario.
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Mibtel e il sommario delle analisi postate su sT.
di Charlie Minter 23/04/2010 Gli operatori di mercato e i giornali stanno riproducendo uno scenario completamente fuorviante, secondo cui l’economia ha avviato un processo di ordinato recupero; questo mentre nel frattempo la borsa sconta dati futuri incoraggianti. Vediamo invece cosa raccontano in realtà i numeri. (segue)