Pianeta America
Fed incerta, ma banche centrali mondiali easy

C'è viva attesa per le decisioni che assumerà il FOMC fra meno di quattro settimane. Dopo due tagli consecutivi del costo ufficiale del denaro, non è affatto scontato che si replichi, come si è affannato a precisare il governatore Powell in occasione dell'ultima riunione del braccio operativo della Fed. La puntualizzazione sembra più un modo per liberarsi le mani che non un atteggiamento del tutto hawkish. Ad ogni modo il direttorio appare in effetto spaccato, con diverse voci che si levano contro l'ipotesi di favorire il risveglio di un'inflazione sopita ma non ancora del tutto domata.
Il contesto globale ad ogni modo è benigno sul fronte della politica monetaria. Alla fine di ottobre, il 91% degli istituti di emissione di tutto il mondo ha tagliato il policy rate come ultima misura ufficiale. Fanno eccezione poche banche centrali, afflitte da un'inflazione radicata: Argentina e Turchia, o in risveglio da un sonno secolare, come in Giappone.

La circostanza è non priva di effetti poiché, come sintetizza la tabella in figura (fonte: Ned Davis Research), una proporzione superiore all'80% di banche centrali in modalità easing, si concilia con una performance annualizzata superiore al 17.5% da parte del MSCI All Country, partendo dalla fine degli anni Novanta fino ai giorni nostri. 
In effetti lo scenario è cupo quando una minoranza di banche centrali è in modalità distensiva, o quando il dato raffigurato svolta verso il basso. Ma finché si rimane oltre l'80%, la politica monetaria è friendly nei confronti del mercato azionario.

Giornalista finanziaria dalla fine degli anni '90. Continua...