Premio per il rischio: quella sensazione di déjà vu
- 19/05/2026
C'é una curiosa dissonanza cognitiva che veleggia da tempo sui mercati finanziari. La diffusa convinzione per cui il mercato azionario risulterebbe "redditualmente" sconveniente rispetto al reddito fisso. Tre anni e mezzo di bull market senza soluzione di continuità, da un lato, e ormai sei anni di sgretolamento delle quotazioni dei titoli di Stato, dall'altro; hanno decretato la compressione dell'earnings yield, e la lievitazione del bond yield.
Al punto da generare da tempo ormai un raffronto negativo: di oltre cento punti base, ad un certo punto, con il gap che a fine aprile si attestava a -75 punti base. Giubilo degli investitori in bond, che adesso possono spuntare un premio relativo, sconforto degli investitori in azioni, che ora si sentono minacciati.
Ma le cose stanno realmente in simili termini?
Non è la prima volta che il gap di rendimento scende sotto il -1.0%. Prima dell'esperienza recente, un gap negativo di simili proporzioni fra EY e BY è stato raggiunto nei primi mesi del 2009. In precedenza, questo scompenso è stata la norma per il prolungato arco di tempo compreso fra il 1980 ed il 2002; salve poche ed estemporanee eccezioni.
Si comprende bene come il primo episodio sia risultato un'opportunità storica per comprare azioni. Mentre nel secondo caso, questa condizione è risultata connessa all'essenza stessa del bull market. Soltanto uno spread inferiore ai -300 punti base ha generato una sconvenienza talvolta pagata con un ridimensionamento delle quotazioni di Wall Street.
Ma siamo ben lontani da questo divario. Alle condizioni attuali lo yield gap non costituisce una minaccia per l'Equity. Casomai, un toccasana.