Pianeta America
Quando la liquidità contava in borsa

Due anni sono passati da quando si è spezzata la relazione fra la liquidità generata a vario titolo, e le sorti del mercato azionario americano, riferimento induscusso dei listini mondiali.
Per liquidità intendendosi non semplicemente quella generata dall'espansione del bilancio della Federal Reserve, ma anche le operazioni di reverse repo, il programma di BTFT di sostegno al sistema bancario, ormai da tempo esauritosi; al netto del "tiraggio" generato dal TGA, sorta di conto di Tesoreria del governo federale presso la banca centrale americana.

Questa definizione in senso ampio - ma appropriato - della liquidità, ha mostrato una evidente correlazione con l'andamento dello S&P500, fino a marzo 2024; quando è iniziato il distacco; con Wall Street salita, mentre la liquidità è tornata ai minimi di fine 2022.
Al solito le opinione si dividono: fra chi ritiene la borsa matura, e uscita dalla fase di emergenza, e chi segnala (da troppo tempo, a dirla tutta) la vulnerabilità di un listino a cui da tempo è tolta progressivamente linfa vitale.
Fra chi argomenta che in ultima analisi il mercato azionario deve muoversi sulle proprie gambe, e confidare sempre e soltanto sulla generazione di profitti aziendali come carburante della crescita di lungo periodo; e chi all'opposto vede proprio nel prosciugamento della liquidità il fattore in grado di favorire un aggiustamento dei prezzi da tempo atteso e finora mai manifestatosi.

Un operatore professionale da molti anni attivo sui principali mercati finanziari mondiali. Continua...