Pianeta America
Uno impiego operativo del Gold/Silver ratio

Quest'anno i metalli preziosi hanno rubato la scena in diversi momenti al mercato azionario. La narrazione d'altro canto si presta a monopolizzare l'attenzione: gli acquisti delle banche centrali emergenti in funzione di diversificazione dal dollaro, i timori per le finanze pubbliche americane ed il debasement trade, l'instabilità geopolitica ed il rischio di risveglio dell'inflazione: sono tutti validi input a favore di un rinnovato interesse verso oro ed argento.

Quale dei due prevalga, dipende in buona misura dallo stato di salute della congiuntura economica globale: in un contesto benigno tenderà a prevalere l'argento, metallo più industriale dell'oro, che invece avrà la meglio in condizioni di rallentamento macro.

Il gold/silver ratio si presta così autonomamente a riflessioni sullo stato di salute dell'economia. Ma questo non può non coinvolgere lo stesso mercato azionario, che dopotutto è il riflesso anticipatorio della crescita globale.

In forma rovesciata, il rapporto in questione fornisce eccellenti conferme dei minimi dell'Equity e delle conseguenti ripartenze. Qui abbiamo adottato un filtro del 33% per isolare le tendenze primarie del Silver/Gold ratio. I minimi del rapporto del 1998, del 2003, del 2009 e del 2020, sono coincisi con le ripartenze del bull market azionario.

E ci si aspetta che il minimo dell'argento nei confronti dell'oro registrato poco più di sei mesi fa, possa rappresentare un nuovo elemento atto ad individuare una ripartenza pluriennale dell'Equity. A tal proposito, è prescritto che da un multiplo di 103 volte (103 once d'argento per ottenere un'oncia d'oro) il SGR scenda sotto le 69 volte. Siamo sulla buona strada, ma formalmente il triggeri non è ancora scattato. Per ora.

Giornalista finanziaria dalla fine degli anni '90. Continua...