Piazza Affari
Banche italiane a caccia di capitali. Dubbi su Wall Street

DOMANDA. Dunque S&P non ha declassato l'Italia, Piazza Affari risale, lo spread Btp/Bund cala, metaforicamente, il maltempo è passato, ci sono stati pochi danni, arriva il sole?

RISPOSTA. Tutto sommato penso che i tempi erano maturi per un raffreddamento della pressione delle vendite. Non fosse stato per il colpo di fioretto di Standard&Poor's, penso che il rimbalzo sarebbe stato giustificato con il disimpegno della signora Merkel dalla politica. O con l'ondata di maltempo che sta flagellando l'Italia, provocando danni che richiederanno onerose riparazioni. Qualche settimana di tregua è nell'ordine delle cose.

D. Come vede l'attuale situazione delle banche italiane? Saranno necessarie nuove ricapitalizzazioni?

R. Trovo sia una questione di "quando", non di "se". Naturalmente il meccanismo di valorizzazione quotidiana a mercato del portafoglio titoli, ha eroso pericolosamente il capitale disponibile delle banche italiane. Non siamo ancora a livelli di guardia ma, per usare una metafora di cruciale rilevanza in queste ore, le piene minacciano gli argini e si teme lo straripamento dei fiumi. Per quanto ne so io, la prospettiva di massicce ricapitalizzazioni sarà urgente con tassi di interesse a 10 anni stabilmente sopra il 4%.

D. Parte del governo italiano ha detto che fino a 400 di spread si regge, secondo Lei è stata una dichiarazione azzardata? E si sentirebbe di suggerire un Btp 10y sopra il 4% di rendimento?

R. Be', probabilmente a rispondere è stata la parte meno esperta dell'Esecutivo. Nelle sale operative delle banche internazionali hanno raffigurato quella dichiarazione improvvida al disegnarsi un grosso bersaglio dietro la schiena. Trovo che i rendimenti dei titoli di Stato italiani non siano sufficientemente allettanti, al netto dell'inflazione. Nel 2011, per dire, sottratti i prezzi al consumo nel momento di massima tensione il rendimento reale dei BTP superò il 4%. Oggi siamo a molto meno della metà.

D. Lei per anni, ed a ragione, è stato rialzista su Wall Street, ora però manifesta molti dubbi, dunque la festa è finita?

R. Nelle ultime settimane sto realizzando che il giocattolo si è seriamente incrinato. Mai viste tante spie rosse accendersi allo stesso tempo sul cruscotto. Non può essere un caso, un malfunzionamento della strumentazione. Se escludiamo Wall Street, il resto delle borse mondiali perde il 18.5% dai massimi: siamo vicini alla definizione tecnica di bear market. Gli Stati Uniti hanno assunto il ruolo di Atlante dei listini mondiali, ma la mia sensazione è che Fed stia giocando troppo col fuoco.

D. Situazione tassi, la Fed si ostina ad alzarli combattendo un'inflazione che al momento non si vede. Visto l'elevato debito mondiale non è che questo è il modo migliore per far esplodere la bomba?

R. Venerdì l'inflazione prezzata dai TIPS è scesa negli Stati Uniti ai minimi dell'anno. Powell si affanna nello spiegarci che l'inflazione è dietro l'angolo (una espressione ricorrente in bocca ai banchieri centrali...), ma questo dato emerge soltanto dai sondaggi, come quelli dell'ISM o dell'Università del Michigan. I dati "hard" rivelano ben altra storia. Temo che anche questo ciclo espansivo, come tutti i precedenti, sarà soffocato da un fatale errore di politica monetaria.

D. Lei è sempre molto originale nel trovare gli indicatori, vuole spiegare quello sull'azienda d'aste Sotheby's?

R. Si tratta di un'intuizione legata all'individuazione dei "canarini nella miniera". Sotheby's è una società che gode di fama e fortuna quando la liquidità abbonda. Si vedono aste che celebrano la ricchezza smisurata di eccentrici miliardari, che si portano a casa opere dal dubbio valore. Ma quando la liquidità, d'un tratto, finisce, le aste vanno deserte e Sotheby's ne risente. Di solito non si presta molta attenzione a quello che "BID" fa in borsa ma, storicamente, non appena la performance annuale scivola in territorio negativo, una recessione globale o una crisi localizzata si manifesta.

D. Qual è l'asset su cui Lei al momento vede i rischi maggiori?
R. L'ultimo rapporto di JP Morgan si chiede significativamente: «Sarà il 2018 l'anno in cui la liquidità batterà tutte le altre forme di investimento?» Di misura, il Nasdaq e le commodity battono quest'anno la performance conseguita dai T-Bill trimestrali. Tutte le altre asset class arrancano. Penso che esprima bene l'umore del momento.

D. In un mondo pieno di incertezze per investitori e risparmiatori, Lei una certezza ce l'ha?
R. Purtroppo sì. Come amano dire a Wall Street: non appena scopri la combinazione, cambiano la serratura. Ma questo è il bello di questo universo, che ci tiene vispi di giorno e svegli di notte. La costante ricerca della pietra filosofale, pur nella consapevolezza di una ricerca vana. Tocca allora lavorare per probabilità. Niente certezze. Solo scenari. Le previsioni si dipingono, e ogni volta non sai cosa uscirà fuori.

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