Piazza Affari
Borse molto vulnerabili. Ftse Mib: sotto i minimi sarà panico

DOMANDA. Dicembre si sta rivelando molto negativo per le Borse, a dispetto della stagionalità storicamente favorevole. Ritiene che questo anticipi un andamento altrettanto ribassista per le Borse UE e Usa nel primo scorcio del nuovo anno?

RISPOSTA. Questo che si chiude è un anno eccezionale sotto diversi punti di vista. Tranne la liquidità americana, ben remunerata, nessuna forma di investimento ha brillato. Persino nel 2008 gli investitori trovarono nel reddito fisso un balsamo per lenire le ferite da Grande Recessione. A quanto ci comunicano gli statistici, era dal 1973 che non si conseguiva una simile disfatta.

Dicembre non ha fatto eccezione. Dal 1960 questa è appena la quinta volta che lo S&P500 consegue a dicembre il livello più basso dell’anno. I precedenti appunto si contano sulle dita di una mano, e non sono affatto beneauguranti: 1969, 1973, 1987 e 2000. Non si può tracciare una statistica, ma il messaggio è chiaro.
Penso che la vulnerabilità dei listini azionari sia considerevole. Da mesi il nostro modello di asset allocation prescrive un’esposizione azionaria virtualmente nulla. E dire che fino a non molto tempo fa ero accusati di essere un inguaribile rialzista!

D. A Piazza Affari il Ftse Mib si appresta a chiudere il 2018 a ridosso dei minimi. Si aspetta un riscatto a breve o bisogna mettere in conto ulteriori cadute verso il basso?

R. Piazza Affari si è diciamo portata avanti con il lavoro, per cui ci potrebbe anche stare che perda meno delle altre piazze. Ma dopotutto la borsa italiana è in bear market, al pari dei listini di Cina, Hong Kong, Corea e Germania. Dicono che in questi contesti le sorprese avvengano verso il basso.
Da mesi ci diciamo che sull’indice MIB c’è un argine fondamentale a 18400 punti. Questo è vero, lo sanno tutti, ormai. Al punto tale che ci sarebbe da scommettere che l’abbattimento di questo supporto darebbe vita ad una esasperazione ribassista, magari di durata temporalmente limitata, ma abbastanza profonda da lasciare il segno nel portafoglio titoli e nella sensibilità degli investitori. Dovessimo rompere, non sarebbe per qualche punto percentuale di ribasso.

D. Ecco, appunto, restando a Piazza Affari, volevo chiederle: era prevedibile? Questo ribasso ha sorpreso quasi tutti. Ricordo che nei mesi passati ha parlato di una distribuzione in atto. Ora che il ribasso è evidente, ci può spiegare come è arrivato precocemente a questa conclusione?

R. Che fosse in atto una distribuzione, era evidente dal mercato delle opzioni sull’indice: le cosiddette MIBO. Sono strumenti che gli investitori istituzionali usano molto per coprire i portafogli. Quando la situazione si fa brutta, un piccolo investitore liquida le posizioni con un solo click. Un fondo di investimento non ha una simile agilità, o magari ha mandato per avere sempre azioni in portafoglio; per cui i gestori si coprono comprando opzioni put sull’indice.

Ci serviamo di un indicatore, che misura l’intensità dell’attività di copertura tramite le MIBO put. Quando questa intensità raggiunge il 25%, l’hedging è completato, e il mercato è libero di cadere. In effetti il track record di questo misuratore è piuttosto brillante. Quest’anno ben tre volte abbiamo avuto indicazione di distribuzione in atto, e per inciso non abbiamo ancora raggiunto una condizione di “reset” compatibile con un minimo di mercato.
Ecco perché da diversi mesi siamo negativi sulla borsa italiana.

D. Sulla scia delle news arrivate dalla Fed, il dollaro continua a perdere terreno contro lo yen, mentre appare un po' più resistente nei confronti dell'euro. Cosa si aspetta per questi due cross?

R. In un contesto di risk-off come quello corrente, andare lunghi sullo yen (o, il che è lo stesso, sull’oro) mi sembra un’idea sensata. Il rafforzamento dell’Usd/Jpy non è stato memorabile, ma siamo sulla media mobile a 200 giorni, per cui ho idea che un break verso il basso nelle prossime ore attirerebbe gli operatori. Non mi sorprenderebbe un rapporto di cambio a 108 dollari.
In generale sto aspettando un segnale di inversione di tendenza sul biglietto verde. Sul Dollar Index il livello di rottura è molto ben evidente; sull’Eur/Usd un po’ meno. Probabilmente una chiusura settimanale superiore a 1.15 dollari sarebbe il segnale che darebbe la stura ad un movimento più ampio di recupero per la divisa comune europea.

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