Piazza Affari
Piazza Affari si gioca un importante match. Rialzo a rischio?

Pubblichiamo l'intervista concessa da Gaetano Evangelista, amministratore unico e strategist capo di AGE Italia, alla testata finanziaria Trend-Online.com. L'intervista spazia su diversi temi: le schermaglie commerciali fra Cina e Stati Uniti, le prospettive del bull market globale, il raggiungimento delle resistenze a Piazza Affari, le preferenze fra oro e petrolio ed infine il confronto fra metallo giallo e dollaro. Buona lettura!

DOMANDA. Le Borse UE e Usa continuano a spingersi in avanti dopo il ritrovato ottimismo di gennaio, con il focus rivolto principalmente alle trattative Cina-Usa sul commercio. Cosa si aspetta su questo fronte? I mercati azionari saliranno ancora?

RISPOSTA. Sono combattuto, lo devo ammettere.
Da un lato abbiamo una convincente prova in termini di ampiezza di mercato. Negli Stati Uniti dopo il minimo di Natale la partecipazione al rialzo è stata finalmente corale; come non si registrava dall’inizio della seconda metà del 2016. L’ADT11, che misura l’ampiezza delle 500 società dello S&P nell’arco di 11 sedute, il 10 gennaio ha superato il 66.6%: una soglia sempre sfuggita nel corso del 2018. Questa volta lo spartiacque qualitativo è stato scavalcato.

D’altro canto però la congiuntura economica è in persistente rallentamento. Non solo a livello micro, con una recessione dei profitti ormai conclamata tanto negli Stati Uniti – e questo lo sappiamo – quanto e soprattutto in Europa; ma anche a livello macro. L’Economic Data Change Index misura lo scostamento fra i dati economici pubblicati e la media dei dodici mesi precedenti.
Come si può notare, a livello globale l’EDCI si colloca a livelli prima d’ora registrati soltanto nel 2008. Evidentemente uno scenario formalmente benigno potrebbe essere spazzato via soltanto nell’ipotesi di una imminente recessione.

D. A Piazza Affari il Ftse Mib ha raggiunto il target dei 20.200/20.350 punti da lei indicato nell'intervista di fine gennaio. A questo punto il recupero è da considerarsi concluso o prevede ulteriori spunti al rialzo nel breve?

R. Qui si gioca una partita molto importante. Faccio notare come in questa zona si collochino diverse proiezioni di Fibonacci, un gap lasciato aperto verso il basso in autunno, nonché l’orbita della media mobile a 200 giorni.

Penso che l’argine possa reggere, a questo assalto. Ma mi aspetto ulteriori progressi fino alla prima metà di marzo, per cui nel breve periodo il giudizio è positivo.

D. Tra le commodities l'oro si sta riportando sui massimi di fine gennaio e prosegue al contempo l'avanzata del petrolio. Quali le sue previsioni per questi due asset?

R. Sul petrolio siamo assolutamente bullish per i prossimi tre mesi. In effetti è un modo per esporsi al rischio, senza sopportare per forza le contraddizioni dell’Equity che ho fatto presente poc’anzi. Quota 60 dollari di WTI mi sembra scontata. Non escluderei un’estensione fino a 63-64 dollari.
Sull’oro siamo bullish per fortuna da tempo. Lo rimaniamo, soprattutto per via di questa curiosa convergenza con l’andamento del dollaro.

D. A proposito. Avrà notato come da alcuni mesi a questa parte l’oro sale all’unisono con l’andamento del biglietto verde. Una situazione anomala, non è così.

R. Meno anomala di quanto si possa pensare. Nelle ultime 20 settimane il metallo giallo è salito di oltre il 10%. Ci si aspetterebbe che nel frattempo il biglietto verde avesse perso terreno, visto la correlazione inversa che lega questi due asset. E invece il Dollar Index ha messo a segno una performance positiva, seppur di misura.

Ho ricercato tutti i casi analoghi del recente passato. Quello più recente risale alla fine del 2011 e, come si ricorderà, fu l’evento che battezzò il bear market dell’oro.
Ma prima di allora in generale questo setup ha contraddistinto massimi soltanto secondari, se non irrilevanti, del metallo giallo.
Casomai, è questa vitalità del dollaro a risultare sospetta. Difatti tre dei quattro episodi precedenti dal 2005 in avanti, soffermandosi soltanto sul primo giorno di setup, hanno contraddistinto massimi di rilievo per il biglietto verde.
Si direbbe che la forza del dollaro sia agli sgoccioli, anche se va verificato se questo fenomeno abbia prodotto effetti analoghi prima del 2005. Già che ci troveremo, nei prossimi giorni indagheremo anche sugli effetti di questa convergenza sugli altri mercati finanziari: S&P500 e Treasury, in particolare.

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