Quanto paghiamo in Italia la benzina?

- 10/12/2018
I tumulti scoppiati a Parigi – dicono – per il malcontento per il prezzo dei carburanti, ha sollevato l’attenzione della massa sul prezzo delle benzine in Italia. Sorvolando sui propositi di alleggerimento fiscale tutti gli ultimi esecutivi, puntualmente disattesi e ribaltati; oggi volevamo capire se, in prospettiva storica, il prezzo della benzina fosse elevato. Non senza verificare se la proporzione rispetto al costo della materie prima sottostante sia o meno equilibrato.
Da fonti ministeriali si apprende che, alla fine di novembre, la benzina senza piombo costava mediamente sul territorio nazionale 1613 millesimi di euro. La quotazione è reduce dal rimbalzo conseguito dopo la sollecitazione della media mobile a 200 mesi, che nella circostanza coincideva con la parete superiore del canale di regressione storico. Il prezzo è sensibilmente inferiore al picco del 2012 ma permane in uptrend; sebbene si collochi al di sotto della retta di regressione.
Nell’attuale configurazione, un’inversione di tendenza interverrebbe soltanto sotto i 1500 millesimi di euro (un euro e cinquanta centesimi).
Bisognerebbe comprendere le cause di questa persistente rivalutazione. La figura in alto mostra il rapporto fra quotazioni nominali della benzina senza piombo (BSP) e l’indice OCSE dei prezzi al consumo dell’Italia.
In termini reali lo scostamento rispetto al picco del 2012 si misura nell’ordine del 17%: un bel risparmio. Soprattutto se si considera che, al netto dell’inflazione, il prezzo del carburante risulta attualmente il medesimo di 12 anni fa! in buona misura insomma l’aumento della spesa per il pieno è collegato ad un aumento del costo della vita.
Che dire allora della materia prima? Sono giustificati i rincari, sulla base dell’andamento del petrolio?
Qui soffermiamo l’attenzione sul petrolio varietà “Brent del Mare del Nord”. La quotazione, in dollari per barile, è opportunamente convertita in euro, e poi rapportata al litro: correntemente si spenderebbero circa 33 centesimi per portare a casa un litro di petrolio; a condizione che si abbia sufficiente spazio per stoccare i barili.
Rispetto all’andamento del greggio, a primo impatto la sensazione è che la benzina costi “troppo”. Posto che l’attività di raffinazione impone costi fissi, che si aggiungono a quelli di trasporto e prevengono una piena flessione dei prezzi a valle della BSP in presenza di una marcata caduta delle quotazioni del greggio, la figura in basso mostra il rapporto fra quotazioni della BSP e quelle del petrolio:
L’impennata degli ultimi due mesi conferma che il crollo del greggio si è traslato in misura inferiore in analogo ridimensionamento del prezzo della benzina alla pompa.
Tuttavia, allargando la visuale, il confronto rivela un multiplo che si colloca ora esattamente in termini mediani rispetto all’andamento di questo secolo. Senza andare troppo lontano, soltanto ad inizio 2016 occorreva moltiplicare per 7 volte il costo del petrolio, per ottenere il prezzo della benzina alla pompa; oggi il multiplo non supera le 5 volte.
È vero, rispetto al 2008 e al 2011 il markup è cresciuto; ma nel 2003 occorreva moltiplicare per 8 il prezzo del Brent, per ottenere il costo finale per il consumatore della benzina. Il record assoluto risale al 1998, quando il multiplo schizzò addirittura a 15 volte.
Forse, è il caso di riporre il gilet giallo nella sede più appropriata.