Bond globali su un ghiaccio molto sottile
- 04/06/2026
Perde colpi il rally correttivo dei titoli di Stato, inaguruato dopo il pesante sell-off dei primi tre anni di questo decennio. Dal 2023 al 2025 il recupero si è fatto convincente e confortante, alimentato dalla convinzione di aver finalmente domato la fiammata inflazionistica del 2020-22, e dalla prospettiva di una politica monetaria più accomodante.
I tagli dei tassi di interesse in effetti sono sopravvenuti, globalmente ed estensivamente. Ma a partire dallo scorso autunno la compressione del costo del denaro ha conosciuto uno stop. Per buone e cattive ragioni. Certo la risalita dell'inflazione alimentata dal rincaro delle fonti di energia ha avuto il suo ruolo, sebbene l'economia abbia imparato un uso più giudizio ed efficiente, ed oggi occorrano i 2/3 in meno di un barile di petrolio per produrre una unità di out.
Senza dubbio da novembre in avanti ha persuaso maggiormente l'economia, con i fantasmi di una incombente recessione che sono stati definitivamente scacciati via. A crescere dunque è risultata anche la componente reale dei tassi di interesse.
Ad ogni modo queste componenti - maggiore domanda di capitali dall'economia reale, e maggiori aspettative inflazionistiche - combinate con la normalizzazione del term premium, hanno imposto uno stop al ridimensionamento dei rendimenti dei bond governativi: tornati diffusamente a salire.
Ad un certo punto ci abbiamo creduto. L'indice che sintetizza la performance del mercato dei titoli governativi globali, due anni e mezzo fa è risalito oltre la media spartiacque di lungo periodo, che per interi lustri ha supportato il bull market secolare dei bond degli stati sovrani. Certo la risalita non è stata affatto lineare, ma per diverso tempo gli argini hanno retto.
Almeno fino ad ora. Da novembre a maggio - sette mesi - i titoli di Stato sono tornati sotto la pressione dei venditori, senza aver prima anche soltanto avvicinato per non dire eclissato il picco assoluto del 2020. Proprio negli ultimi giorni è intervenuta una provvidenziale reazione, che ha preservato il supporto, dopo l'ennesima sollecitazione.
Nella misura in cui questo supporto rimanesse intatto, il rally avrebbe ancora da raccontare qualcosa. Ma appare sin troppo evidente come il cedimento dei minimi degli ultimi giorni avrebbe l'effetto senz'altro sgradevole di porre fine ad una reazione pluriennale, e di inaugurare una seconda gamba di questo inedito bear market.