Dalla BCE un rincaro inopportuno?
- 27/07/2026
Il mese scorso Francoforte ha ritoccato verso l'alto il tasso sui depositi nell'Eurozona: salito di 25 punti base al 2.25%. La mossa era prevista e, stando al mercato a termine, risulta la prima ma probabilmente non l'ultima dopo la prolungata pausa monetaria della Banca Centrale Europea. Eppure le condizioni finanziarie complessive raccomanderebbero maggiore cautela.
Il nostro Financial Conditions Index, che combina l'andamento del cambio, l'offerta di moneta e gli spread creditizi, si è moderatamente raffreddato dopo aver raggiunto una soglia di oggettivo surriscaldamento. Possiamo esserne grati: questa volta la congiuntura economica europea non è caduta in recessione, a differenza di tutti i precedenti episodi (2008-9, 2011-13 e 2018-20) di sconfinamento del FCI sopra il 75%.
La quantità di moneta in circolazione, gli spread contenuti sui corporate bond e il raffreddamento dell'euro nei confronti del dollaro, negli ultimi mesi hanno contribuito a ridimensionare il FCI, allontanando la prospettiva di una recessione. Ma proprio questa resilienza deve aver persuaso la signora Lagarde circa l'immunizzazione del continente europeo ai venti freddi di una potenziale recessione. Un ragionamento persino cinico, comunque calcolato, che non deve però sconfinare in entuasiasmi inopportuni: sussistendo sempre il rischio che le condizioni finanziarie oggettivamente rigide possano gelare i timidi germogli che il recente PMI flash lascia intravvedere.
Un aumento del tasso sui depositi è stato ben metabolizzato. Un secondo, in autunno, potrebbe risultare tossico. Non sarrebbe il caso, con un FCI su livelli così sostenuti.