USA
Il mercato sconsiglia alla fed l'aumento dei tassi

Dopo l'intervento del 10 dicembre, che ha portato il target rate al range 3.50-3.75%, il mercato ha rivisto la propria posizione circa il livello ottimale del costo ufficiale del denaro. Vero è che l'ultima decisione spetta al governatore Powell, checché ne dica il presidente Trump, ma gli operatori rivestono un ruolo speciale nella definizione della politica monetaria. I maligni argomentano che la Fed si limita a svolgere una funzione notarile, con le decisioni prese altrove.
Lasciamo queste discussioni alle comari, e limitiamoci ad esaminare i dati nella loro cruda freddezza: da sempre, il livello di Fed Funds rate "suggerito" dal mercato azionario, è ottenuto partendo dal confronto con lo yield a due anni dei Treasury americani, incrementato di un coefficiente fisso di 25 punti base.

In effetti questa proxy raccomandava due tagli a settembre, e ancora un taglio a fine ottobre. Prima dell'ultimo intervento del 2025 lo spread citato risultava inferiore ai 25 punti base, rendendo un taglio ulteriore una scomessa o poco più. Ma dopo il 10 dicembre la differenza fra yield biennali e Fed Funds rate è transitata in solido territorio positivo, a questo punto escludendo nuovi interventi sui tassi: tanto in occasione della riunione del FOMC di fine mese, quanto diremmo a questo punto fino alla fine di aprile. Sarà il prossimo governatore, eventualmente, a raccogliere di nuovo la forbice a questo punto posata ormai definitivamente da Jerome Powell.

Classe 1971, laurea cum laude in Economia e Commercio con una tesi di laurea sull'analisi tecnica dei titoli di borsa, si interessa da oltre venticinque anni di tecniche di analisi dei mercati finanziari. Continua...