USA
Inflazione in ripresa: chi ne beneficia?

Il mercato del lavoro negli Stati Uniti è in continua ebollizione. Sebbene il tasso di disoccupazione ufficiale sia salito meno delle lugubri aspettative - merito soprattutto del programma federale di sostegno noto come "PPP" - l'impennata dei salari, se perpetuata, inizierebbe a far sollevare il sopracciglio in chi a ragione teme il passaggio da un contesto deflattivo ad un'inflazione incontrollata.
Storicamente infatti sussiste una evidente e comprensibile correlazione fra l'indice dei prezzi al consumo (CPI; variazione annuale) e la variazione annuale dei salari medi orari negli Stati Uniti. O, perlomeno, sussisteva fino a due mesi fa.

Nel frattempo le retribuzioni hanno conosciuto una impennata, senza dubbio per motivi idiosincratici. Sta di fatto che mentre la dinamica salariale segna un impressionante +6.9%, peraltro in ripiegamento rispetto ad aprile; il CPI fa registrare una variazione non superiore al quarto di punto percentuale.
Una discrepanza notevole, e insostenibile. Probabilmente la variazione delle retribuzioni si ridimensionerà con le prossime rilevazioni mensili; ma è altrettanto probabile che l'inflazione accennerà a svoltare verso l'alto da livelli ora eccessivamente depressi.
Questo implica in prospettiva tassi reali sempre più negativi. Un auspicio realizzato, per le autorità monetarie; una buona notizia, per l'oro.

Classe 1971, laurea cum laude in Economia e Commercio con una tesi di laurea sull'analisi tecnica dei titoli di borsa, si interessa da oltre venticinque anni di tecniche di analisi dei mercati finanziari. Continua...