Quando **alzerà** i tassi la Fed?
- 16/03/2026
Le aspettative di riduzione del costo ufficiale del denaro si vanno progressivamente riducendo, fino a dissiparsi del tutto. La probabilità di nuovo taglio del Fed Funds rate a luglio non supera il 30%. Secondo Goldman Sachs, se ne riparlerà a settembre, sempre che il contesto esogeno non abbia irrimediabilmente sconvolto le aspettative inflazionistiche.
Questo sta generando forti pressioni sul mercato obbligazionario, con i rendimenti in sensibile risalita, mentre l'Equity americano sta reagendo con maggiore compostezza. Ma il quadro è in continuo divenire, e la conclusione del ciclo monetario distensivo impatterebbe negativamente su Wall Street e dintorni, se gli utili aziendali dovessero malauguratamente essere rivisti al ribasso.
In questo contesto giova aggiornare il modellino spartano che permette di avere una prospettiva immediata e abbastanza credibile delle prossime mosse della Fed. C'è del vero nell'affermazione secondo cui è il mercato obbligazionario ad imporre la politica monetaria alle autorità ufficiali: che finiscono per rivestire un ruolo meramente notarile.
In particolare è la parte breve della curva dei rendimenti dei Treasury a dettare la linea: con la differenza fra lo yield biennale e il Fed Funds rate che, incrementata di un coefficiente fisso di 25 punti base, fornisce la nostra proxy rudimentale.
A venerdì sera, questa prescrizione si collocava significativamente a 35 punti base. Allo stato attuale, il mercato suggerisce la necessità di (almeno) un aumento del Fed Funds rate. Bizzarro: mentre la Casa Bianca sollecita Powell a fare l'opposto...
Una politica monetaria che ignorasse questa indicazione, correrebbe il rischio di replica dell'incidente di settembre di due anni fa: quando un (primo) taglio da 50 punti base, inatteso, lungi dal piegare verso il basso i tassi di interesse, ne provocò al contrario una violenta fiammata verso l'alto. Le aspettative contano.