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La guerra per le materie prime spinge l’Aussie

Il dollaro australiano torna a essere la valuta più high yield del blocco G10, spiegando il perché c’è stato un forte ritorno di interesse sull’Aussie nelle ultime settimane.

Anche il carry contro dollaro americano (ovvero il differenziale di rendimento ottenuto andando lunghi su una valuta finanziandosi in dollari) è ritornato positivo.

Questo discorso vale pure per la sterlina inglese, ma rispetto al Pound per l’Australia il mercato si attende un aumento dei tassi nel 2026, un fattore che offre la sponda ad una maggiore speculazione rialzista sull’Aud.

Mercato che evidentemente sta scommettendo sull’Asia. La correlazione al 60% dell’Aud rispetto allo yuan cinese in crescita si fa vedere sui grafici. A questo si aggiunge un certo ottimismo collegato agli stimoli fiscali del Giappone e quelli prossimi attesi dalla Cina di cui l’Australia dovrebbe indirettamente beneficiare.

E poi ci sono i recenti rally di metalli come oro, argento, rame e altri di cui il sottosuolo australiano è ricco.

Per quello che riguarda AudUsd il nostro Cot Forex aveva anticipato una fase di stallo che sta effettivamente prendendo forma dopo la corsa delle ultime settimane.

Di fondamentale importanza per AudUsd non scendere sotto 0.665/0.66 per proseguire quel rally cominciato a novembre e che dovrebbe avere 0.70 come primo obiettivo ideale.

Il 2026 sopra quella resistenza potrebbe diventare così l’anno dell’Aussie.

Il responsabile del settimanale Strategie Valutarie condivide su sT parte delle analisi riservate ai suoi abbonati. Continua...