Volatilità
Il MOVE torna a muoversi

Eccezionale compressione della volatilità, quella sperimentata sui titoli di Stato (americani, nello specifico; ma non solo...) negli ultimi mesi.
Il MOVE, acronimo di Merrill Option Volatility Estimate, è un indice ora calcolato dall'ICE che possiamo considerare l'equivalente per il reddito fisso di ciò che è il VIX per il mercato azionario americano: dunque un misuratore della paura da parte degli investitori. Ragion per cui un MOVE calante riflette una condizione di pace e di assenza di tensioni sul principale mercato obbligazionario al mondo.
Questa condizione è persistita da ottobre a marzo: 120 giorni durante i quali la misura in questione è crollata di quasi il 40%, prima del rimbalzo di ieri.

Il timore ora è che un rimbalzo del MOVE, reso probabile da questa eccessiva compressione (mean reverting) possa nuocere al mercato sottostante e per estensione a tutti i mercati finanziari: incluso quello azionario.
Abbiamo allora allargato la visuale, ricercando tutti i precedenti episodi di compressione in poco meno di sei mesi - 120 sedute, per l'esattezza - pari ad almeno il 40%.
Conforta rilevare come questo clima di compiacimento non si sia manifestato né alla vigilia né nelle immediate vicinanze del massimo del 2007 di Wall Street.

A parte il più recente episodio di sette mesi fa, spicca il precedente di luglio 2020, quando la compressione del MOVE anticipò un anno e mezzo di crescita del mercato azionario, ma soprattutto un'esplosione dei tassi di interesse. Il movimento ci fu, ma non nel senso sperato dagli investitori in reddito fisso.
Prima del decennio corrente, questa compressione è stata registrata cinque volte nel primo decennio del secolo corrente: neanche poche...

Classe 1971, laurea cum laude in Economia e Commercio con una tesi di laurea sull'analisi tecnica dei titoli di borsa, si interessa da oltre venticinque anni di tecniche di analisi dei mercati finanziari. Continua...