Gli analisti di Citi Research fanno sfoggio di ottimismo; il che, in questi tempi di generale scetticismo e diffidenza, certo non dispiace. Naturalmente si tratta di un approccio semplicistico e non certo definitivo; ma ci piace l'idea di una checklist del bear market: un elenco di 18 fattori, che includono fondamentali, pendenza della curva dei rendimenti, sentiment degli investitori... Continua...
Non è stato un mese di novembre indimenticabile per le borse europee. Lo Stoxx600 ha ceduto dai massimi più del 4%, prima di recuperare nei mesi più recenti. I ribassisti fanno notare che la resistenza rappresentata dai massimi del 2000, del 2007 e del 2015, è ancora intatta al suo posto; per cui non è ancora da stappare lo champagne. Vero. Ma essi non sanno che... Continua...
Lo scontro fra le forze in campo si intensifica. Mentre Wall Street fa registrare la seconda volatilità più contenuta dal Dopoguerra ad oggi – per trovare un periodo ancor meno volatile bisogna risalire al 1964 – analisi e investitori fanno a gara nel trovare elementi che possano finalmente – dura restare a guardare il bull market più spettacolare di questa generazione... Continua...
Gli investitori sono scossi (sai che notizia. È da quasi nove anni che lo sono: da quando è iniziato questo bull market...): i tassi di interesse continuano a salire, e negli Stati Uniti sono ai massimi dal 2008. Questo ha comportato un vistoso appiattimento della curva dei rendimenti, con lo spread fra 10 e 2 anni che appare destinato a restringersi ulteriormente, se le aspettative... Continua...
L’aspetto intrigante di questi nove anni di bull market, è la natura timida, placida del movimento: rialzi di entità contenuta, quasi impercettibili; che alimentano dubbi in chi ha comprato («non ce la fa più») e certezze in chi non ha comprato. Ci fossero sedute da +2%, gli emarginati del listino accantonerebbero le cautele e impiegherebbero la copiosa liquidità parcheggiata... Continua...
Di solito l'attenzione degli investitori si sofferma sul valore assoluto dei multipli borsistici; e non, dati (statistiche) alla mano, sulle implicazioni concrete dei livelli raggiunti dal Price/Earnings. Concetti come l'analisi della regressione lineare sfuggono giustamente all'investitore medio; ed è un peccato, perché è possibile proiettare un target per lo S&P sulla base della... Continua...
Torniamo sulla questione della valutazione di mercato. Ci sono diversi parametri contemplabili, e già questo complica la vita: perché non esiste una misura univoca, e la confusione monta. Il Price/Earnings forward, ad esempio, segna 17.7 volte gli utili attesi nei prossimi dodici mesi: siamo soltanto lievemente sopra la media storica, pari a 16.0 volte. Non così tanto. Continua...
Faccio parte dell'ampia schiera di quelli che parlano male del bull market e di quelli che grazie ad esso si sono arricchiti; ma che, sotto sotto, vorrebbero tanto entrare: se mai il mercato ne concedesse l'opportunità. Puntavamo su un nuovo bear market (-20 e passa percento dai massimi), poi su una correzione (almeno -10% dai massimi), poi almeno su un consolidamento: niente. Continua...
Negli anni si è rafforzata una retorica che a prima apparenza faceva e fa presa nell’opinione pubblica: i mercati azionari sono cresciuti grazie agli stimoli straordinari prodotti dalla Federal Reserve; e poi, dalle altre banche centrali. Pazienza che questa argomentazione non sia stata proposta immediatamente: molti investitori sarebbero saliti a bordo di un treno... Continua...
Sotto la prospettiva del Price/Earnings non c'è storia: la borsa americana è piuttosto cara, in termini assoluti, e soprattutto rispetto agli altri indici azionari globali. Un investitore attento al valore dovrebbe preferire i mercati emergenti e quindi il Giappone. Al solito, però, ci saranno fondati motivi per cui il mercato tende a premiare Wall Street, malgrado... Continua...