L’elemento decisivo che tiene in ostaggio la ripresa è spiegabile in poche parole. I consumatori stanno ancora smantellando l’enorme debito accumulato negli anni del boom, e il reddito totale è troppo debole per consentire una robusta crescita dei consumi. Senza dubbio il fattore climatico ha inciso di recente, ma si tratta di un fattore... Continua...
A nostro avviso l’economia sta deludendo, anche tenuto conto dei fattori meteorologici. Lo stiamo dicendo da un po’ di tempo: dopo le grandi crisi del credito, la crescita economica risulta inferiore alla media per diversi anni. Ed è ciò che sta succedendo. Da tempo il PIL cresce più o meno del 2% annualizzato. Ogni volta che questa soglia... Continua...
Complice la profonda disinflazione, l'offerta di moneta segna il passo nell'area Euro. Nel 2013 l'aggregato M1 ha fatto registrare un'espansione del 5.6%: un dato teoricamente robusto, considerata la crescita stagnante dell'economia e l'inflazione sotto controllo. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli: nel solo mese di dicembre... Continua...
La diffusione del dato di crescita del PIL americano nel quarto trimestre promette di alimentare false aspettative. Il balzo del 3.2% nell’ultimo quarto dello scorso anno, assieme al +4.1% del terzo trimestre, rappresentano un ritmo insostenibile, e probabilmente il picco della crescita è già alle nostre spalle. La crescita della domanda... Continua...
Il Quantitative Easing (QE), che nelle varie edizioni ha caratterizzato la politica monetaria americana degli ultimi cinque anni, trovava giustificazione in un enorme output gap (differenza fra crescita potenziale e crescita effettiva dell'economia) negativo, e in una Taylor Rule che prescriveva per gli USA un tasso di intervento minore di zero. Continua...
Malgrado un consenso pressoché unanime secondo cui l’economia sta migliorando, la maggior parte degli indicatori macro rimane tiepida, come lo è stata negli ultimi due anni. A mio avviso la percezione della crescita economica è condizionata dall’illusione dell’abbassamento delle aspettative che ha caratterizzato sistematicamente... Continua...
Le piccole e medie imprese sono la spina dorsale di ogni economia. Questo vale a tutte le latitudini: anche e soprattutto negli Stati Uniti, dove - secondo alcune stime - "producono" l'80% delle buste paga create. È questo che spiega la crisi occupazionale americana: al di là delle cifre ufficiali, distorte dal conteggio di lavoratori... Continua...
C'è malcelata soddisfazione fra i responsabili mondiali della politica economica: gli Stati Uniti hanno mostrato un PIL sorprendente nel III trimestre, sebbene sensibilmente influenzato dall'accumulo di scorte; l'Europa sta progressivamente uscendo dalla recessione; in Giappone la svalutazione dello yen ha stimolato i profitti... Continua...
Hanno deluso i dati mensili sulle nuove buste paga in USA. Malgrado i massicci stimoli prima fiscali e poi monetari (questi ultimi senza precedenti e dagli effetti a lunga scadenza tutti da verificare), l'amministrazione Obama denuncia ancora un deficit occupazionale: sono stati recuperati 7.6 degli 8.8 milioni di posti di lavoro persi... Continua...
Il mancato rilascio del dato mensile sulla creazione di nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti ha scatenato le ironie degli immancabili dietrologi e cospirazionisti. Come suggeriva Evangelista la scorsa settimana, c'è qualcosa che non torna nel tasso di disoccupazione ufficiale. Ma aggiungerei dell'altro: il tasso di disoccupazione... Continua...