I multipli di borsa non sono mai le cause scatenanti di un ribasso; né di un rialzo, se è per questo. Occorre sempre un catalizzatore, che nel recente sell-off è stato identificato nella prospettiva di un rialzo violento dei tassi di interesse scatenato dalla possibilità di una crescita incontrollata dell'inflazione. La buona notizia è che il ribasso ha migliorato il profilo fondamentale... Continua...
Per la prima volta dopo 18 sedute, l'RSI a 14 giorni sullo S&P ha abbandonato una condizione di ipercomprato, scendendo sotto l'asticella dei 70 punti. Perfettamente replicata l'esperienza di fine 1996; anche per l'operato della banca centrale: il giorno successivo a quella stringa, l'allora Chairman Greenspan ammonì: «ci sono due bolle, quella del mercato azionario, e... Continua...
Prima della correzione della passata settimana, sembrava che il mercato azionario non conoscesse altra direzione al di fuori di quella rialzista. Il 2017 è stato uno dei due anni, dal 1929, in cui il ripiegamento più pronunciato non ha superato il 3%. Proprio così: per tutto l'anno passato, in qualunque giorno aveste comprato, al peggio avreste subito una perdita del 2.8%... Continua...
L’eterna sfida fra ricchezza tangibile e ricchezza finanziaria, si arricchisce di un nuovo capitolo: a ieri, il rapporto fra il Dow Jones e l’oro, ha raggiunto il livello più alto da agosto 2007. Occorrono quasi 20 once del metallo giallo per “comprare” un indice Dow Jones. Ad inizio decennio bastavano 6 once d’oro per staccare il biglietto che consentiva di partecipare al secondo bull market... Continua...
Alla luce delle perplessità tuttora manifestata da sedicenti "esperti di mercato", non posso fare a meno di notare le analogie con il contesto di metà anni Novanta: sotto la prospettiva del momentum di mercato e della volatilità. Un analista ad esempio ha invocato la prospettiva di una correzione, sulla base di uno "strano comportamento" del VIX: che sale assieme alle quotazioni... Continua...
Negli ultimi quindici anni, l'unico suggerimento valido per restare saldamente in groppa al Toro è stato: osserva i profitti. C'è stata un'intima relazione fra gli Earnings per Share, in particolar modo quelli operativi (meno influenzati da componenti straordinarie di reddito) e i tassi di interesse. Proprio come suggerisce la teoria della finanza, la capitalizzazione degli EPS... Continua...
Se si osservasse il grafico dello S&P500, non si avrebbero dubbi circa la presenza di una robusta dose di entusiasmo. D'altro canto, era normale assistere ad uno smantellamento del pessimismo, che accompagnava la salita dei prezzi, ben alimentato dagli inviti alla cautela quando non allo scetticismo da parte di rinomati "guru" di mercato. I timori palesati sono andati dal... Continua...
Da maggio dello scorso anno l'Eurostoxx50 sottoperforma, in valuta locale, lo S&P500. Riflesso evidente di una dinamica macroeconomica penalizzante: dalla scorsa primavera, difatti, l'indice CESI delle sorprese economiche del Vecchio Continente punta verso il basso, al netto del CESI degli Stati Uniti. Vero anche è che bisognerebbe esaminare i due indici atlantici... Continua...
Le borse hanno iniziato il 2018 alla grandissima. Lo S&P500 ha portato a casa una performance prossima al 4% nelle prime dieci sedute di gennaio: è la partenza migliore dal 2003. Si tratta di un buon auspicio secondo l'analisi della stagionalità. Nell'articolo di oggi, mi soffermo sul comportamento del mese corrente, e sugli effetti per il resto dell'anno. In particolare... Continua...
«Nell’ultimo anno la massima escursione avversa sullo S&P500, misurata come scostamento fra la quotazione corrente e il livello più elevato degli ultimi dodici mesi; non ha superato il 3%. È una condizione di certo non eccezionale, a cui però questa generazione di investitori non è abituata. E questo provoca isterismi e comportamenti sub-ottimali». Continua...